| PRETESTI - >>>>>> torna indietro |
|
Pubblicata in data 14/11/2007 Gabriele non c’è più, se ne andato, ci ha lasciati. Colpa di un proiettile che, ancora non si sa né come né perché, lo ha colpito mentre era nella sua macchina, alla stazione di Arezzo. La storia, ormai, la conosciamo tutti. Le dinamiche, anche. E ancora non riusciamo a crederci, stentiamo quasi a stare dietro ai fatti, anzi alle notizie, anzi all’informazione, anzi no, alla disinformazione. Un ragazzo di 28 anni che si stava recando allo stadio per seguire la sua squadra del cuore. Una rissa. Dei tifosi. Un autogrill. La polizia stradale. Un proiettile. Una tragedia che ha dell’inverosimile. Parallelamente a quanto appena descritto, un altro grave dramma, il dramma di una società sull’orlo del collasso e del disagio. Ultras che sfondano vetrate allo stadio per protestare contro chi non ha pensato di fermare il campionato; scontri con la polizia; strade romane invase da pazzi scalmanati che hanno distrutto macchine, motorini, cassonetti, gabbiotti della metropolitana, cartelli stradali. Solidarietà verso il tifoso ucciso o pretesto per fare casino? La seconda. Perché negli scontri, nella violenza e nei corri razzisti, non vi è nulla di solidale. Che vergogna. Pensate quanto sarebbe stato bello, se i tifosi di ogni squadra, prendendosi per mano, avessero organizzato una pacifica fiaccolata. Colori giallo rossi e bianco celesti insieme, avvolti da un dolore comune, pacificamente per le strade della capitale. Questo sarebbe stato giusto. Responsabile. Questo sarebbe stato il modo migliore per ricordare quella vita che non c’è più. Questo avrebbe, senza ombra di dubbio, scosso la politica, molto più di quanto non l’abbiano fatto scontri e casini. Il nostro governo sarebbe rimasto senza parole, avremmo dato dimostrazione di quanto, noi italiani, sappiamo gestire le situazioni. E invece, ancora una volta, dalla ragione siamo passati al torto. Qui il calcio non c’entra. Qui, stiamo parlando di fanatici violenti che non perdono occasione per rompere i coglioni, che non perdono occasione per fare cagnara, per scalmanarsi, per coprirsi il volto e fare il comodo loro. Nessuno di loro pensava a Gabriele quando incendiava un cassonetto o quando rompeva un vetro di una macchina parcheggiata. Nessuno di loro, capiva davvero, che una vita se n’era andata, perché in mente avevano soltanto un pensiero, quello di spaccare tutto. I valori, il dolore, la solidarietà, venivano dopo. Non è cosi che si fa. Tutto ciò, con il tifo, non ha nulla a che fare. Ipocriti! Che poi il campionato dovesse essere fermato, nessuno lo mette in dubbio, ma c’è modo e modo per chiederlo. Nessuno tra politici, tifosi e questura, ha saputo gestire la situazione. Ancora una volta una figura di merda per chi ci vede da fuori, ancora una volta una vita spezzata. Siamo tutta pizza e spaghetti, ormai c’è rimasto solo questo. |