Il gioco d’azzardo nell’antica Roma

Il gioco d’azzardo è antico quanto la storia. Tutti i popoli antichi avevano una qualche forma di gioco d’azzardo, ed i Romani non fecero eccezione a questa regola. A tutti, dai nobili ai cittadini comuni, fino agli schiavi, piaceva giocare e scommettere nella antica Roma.

 Per eliminare il gioco d’azzardo, il governo romano, sotto l’imperatore Augusto, aveva imposto leggi contro di esso. Il vizio è stata ufficialmente reintrodotto solo in occasione della Saturnalia, una settimana di festività in onore del dio Saturno. La Saturnalia è stata una delle più importanti festività dell’antica Roma, ed un precursore del Natale.

Per il resto dell’anno, i giocatori d’azzardo potevano essere multati se perseveravano nel loro passatempo preferito. Tuttavia questa legge non fu applicata rigorosamente per gli aristocratici, tra i quali Augusto, che diventarono dipendenti dal gioco d’azzardo. Questo espose al ridicolo l’imperatore agli occhi dei critici, ma lui non sembrò curarsene. La maggior parte dell’antica Roma tollerava questo vizietto e almeno uno scrittore, lo scrittore satirico Orazio, non attaccò mai la corte di Augusto per la sua propensione al gioco d’azzardo.

Anche ai successivi imperatori romani fu data la possibilità di cimentarsi ai giochi d’azzardo. Tra questi vi fu Commodo (interpretato nel film “Il Gladiatore”), che usò il palazzo imperiale come un casinò e bordello per finanziare il suo regime in bancarotta; e Nerone, che avrebbe puntato somme scandalosamente elevate di sesterzi (moneta romana) per un lancio di dadi. Caligola avrebbe arrestato o ucciso dei nobili, e avrebbe sequestrato le loro proprietà, vantandosi del fatto al tavolo da gioco. E Claudio era così appassionato degli “alea” (dadi) che il drammaturgo Seneca immaginava che sarebbe stato condannato, all’inferno, a lanciare continuamente i dadi in una scatola senza fondo. Tali esempi reali non avrebbe potuto portare ad altro che alla dipendenza di un intero impero al gioco d’azzardo.

Nell’antica Roma, gli uomini giocavano sia nelle loro case che nei locali pubblici. Gettoni, non diversamente da come accade oggi, erano impiegati al posto del denaro. Erano diffusi i giochi casino, inclusi i giochi da tavolo come “tabula” (un tipo di backgammon), il lancio della moneta, e il lancio dei dadi o delle “tesserae”. Erano popolarissime anche le scommesse sulle corse di cavallo e sui combattimenti dei gladiatori. Con il gioco d’azzardo, naturalmente, arrivarono gli imbrogli. Gli archeologi hanno trovato, nelle rovine di Pompei, dadi antichi che erano stati appesantiti artificiosamente per cadere come si desiderava.